IO E L'ALTRA antologia

IO E L'ALTRA ( Edizioni Joker, 2010)

Chi sono le donne che ogni giorno vengono violentate, assassinate, stu­prate, e i cui corpi ci giungono contorti, macchiati, spezzati? Chi sono queste donne non amate per ciò che sono come persone, ma brutalmen­te desiderate come carne? Cosa hanno provato durante il massacro della loro identità? Erano intelligenti, sensibili, colte... erano come noi? Come restituire loro dignità, forza, cuore, anima affrontando i segni dei misfatti di cui sono state vittime, e con quali codici narrare le loro sventure?
Il teatro e la poesia possono, in poche righe, raccontarci mondi interio­ri e psichici, restituirci la complessità di una relazione o di un momen­to di vita e trasformare un atto banale in narrazione dai contenuti uni­versali. Quando il teatro e la poesia riescono a divenire, nella loro sin­tesi, voce delle voci, voce di tutti, sguardo degli sguardi, l'arte ha rag­giunto la sua finalità. Io e l'altra, raccolta di testi per il teatro, unisce autrici italiane di diversa provenienza geografica e formazione lettera­ria accomunate dallo stesso sforzo: denunciare le mille forme di violen­za alle donne rendendole visibili, udibili, concrete.


PAROLARIO festival letterario


dal 28 agosto al 12 settembre 2010

PRESENTAZIONE DELL'ANTOLOGIA IO E L'ALTRA
con due autrici: Alina Rizzi e Mariella De Santis.
Dialogano con la giornalista Katia Trinca

RECENSIONI:

Maria Grazia Calandrone, Mariella De Santis, Clara Galante, Maria Inversi, Alina Rizzi, IO E L’ALTRA, Panopticon, Novi Ligure, 2010, pg. 100, euro 12,50

L’emergenza ”femminile” continua ad attraversare drammaticamente le nostre società avanzate, che irridono i fondamentalismi islamici ma sono ben lungi da superare tanti mali oscuri che le attanagliano nell’ombra. Il tema della violenza nei confronti della donna dovrebbe attivare quotidianamente esponenti politici, opinionisti di successo e agitatori sociali, ma invero ben poco di tutto ciò accade. L’unica nota positiva in tal senso in Italia proviene dal riconoscimento del reato di stalking; non senza contraddizioni però, visto che all’atto pratico le denunce femminili, che già di per sé arrivano in una fase assai avanzata del problema, vengono sottovalutate e in più occasioni la decisione di controllare o arrestare il persecutore arriva troppo tardi, quando il danno – persino quello esiziale – è già stato consumato. Qualcosa di più fa la Spagna di Zapatero, almeno nel senso di campagne di sensibilizzazione a tutela dei diritti e della dignità delle donne.
In tutto ciò si sconta la sostanziale debolezza del movimento femminista. Che, dopo la rivoluzione culturale che riuscì a imporre alla società, e soprattutto alla sinistra, negli anni 70, oggi appare timido, diviso, inibito nella sua azione. Difficoltà che è anche linguistica: oggi le donne faticano a trovare le parole, e dunque la misura, per imporre, con garbata fermezza, le problematiche che le riguardano all’attenzione generale. Il libro che ho fra le mani, e di cui vi consiglio la lettura, rappresenta il tentativo di compiere un passo in questa direzione.
Le autrici sono cinque donne, di provenienze diverse, anche per territori di competenza: ci sono poetesse, scrittrici, attrici. Qui sono alle prese con una drammaturgia dedicata a evidenze macroscopiche della questione femminile in questi anni. E partono, direttamente e spietatamente, da casi di cronaca nera realmente accaduti. Donne extracomunitarie vendute come schiave e costrette alla prostituzione, donne picchiate dai loro mariti e poi buttate via come rifiuti, donne violentate e abusate per anni dal padre o dallo zio. Testi scritti per essere rappresentati.
Ne viene fuori una lettura diseguale, disomogenea; ma stimolante. In qualche caso una certa retorica di maniera sembra guidare la mano dell’autrice. In altri casi ci si affida alla poesia, o addirittura alla citazione letteraria, forse nell’intento di addomesticare un tema che è brutale e, nella sua feroce assurdità, quasi indicibile, sostanzialmente insopportabile.
Gli episodi più riusciti sul piano espressivo mi paiono quello di Mariella De Santis, che racconta di una albanese trattenuta dai suoi aguzzini come schiava con una ricchezza di toni e una varietà di sfumature, che non stempera ma anzi rende più convincente l’impatto narrativo; e quello di Clara Galante, in cui la scelta di dire per versi si rivela sobria, intensa ed efficace.
Storie in cui un elemento di novità è dato dalla rabbia che a volte emerge prorompente e risolutiva: in alcuni casi le vittime di questi delitti, violentate non solo nei corpi ma nella brutalizzazione e nella dissoluzione della loro personalità, impugnano le armi e sparano. Non è possibile ricomporre l’esistenza in termini di giustizia; ma intanto si esce da uno scontato vittimismo, e l’effetto finale che si ottiene è quello di rappresentare la giungla globale, la vittoria finale della violenza su tutte e su tutti.
( Franco Dionesalvi )

IO E L'ALTRA ( dal Corriere Nazionale )

Nel marzo di quest’anno è uscito, per la collana Panopticon delle Edizioni Joker, “Io e l’altra”; cinque le autrici, Maria Grazia Calandrone, Mariella De Santis, Clara Galante, Maria Inversi e Alina Rizzi, per un tema di cui c’era davvero bisogno di scrivere e di farlo in modo non banale. Il libro, corredato dalle significative fotografie di Valeria Floris e Fabio Gasparri, ha la stimolante prefazione di Paola Bertolone.
Chi è “l’altra”?
Leggendo le innumerevoli vicende di cronaca in cui una donna, una bambina, una moglie, una figlia sono state perseguitate, maltrattate, seviziate, uccise, viene da chiedersi come sia possibile giungere a tali condizioni estreme, come sia possibile sopportare e subire, anche per anni, situazioni che non possono che condurre ad un epilogo violento: la morte della vittima o del carnefice. Ci si domanda come si stabiliscano nel tempo e si rafforzino rapporti, spesso familiari, tanto orribili, come la società circostante possa tollerarli e perfino metabolizzarli, quale visione di sé e della propria vicenda le protagoniste abbiano interiorizzato.
Le autrici dei testi teatrali in forma poetica che compongono “Io e l’altra”, antologia ideata e fortemente voluta da Maria Inversi, autrice e regista, si confrontano con tutto ciò e provano, con la reinterpretazione di vicende realmente accadute ed avvalendosi della personale esperienza, misurandosi col dolore immane, il riscatto, i ruoli imposti dalle strutture sociali, a ricostruire il vissuto interiore e pubblico delle protagoniste per rendere tali storie consapevolezza collettiva.
I testi s’ispirano a specifici fatti di cronaca, taluni noti, altri finiti nel grande calderone della cronaca nera senza aver destato particolare interesse, altri volutamente ignorati e celati.
Molto diversi tra loro, sono accomunati dall’esigenza del linguaggio poetico, e d’altronde non avrebbe senso far parlare queste storie con il linguaggio del quotidiano, finirebbe col somigliare a quello della cronaca, che ha già detto ciò che doveva dire e quindi non riuscirebbe ad avere l’efficacia comunicativa che solo la distanza del verso poetico riesce ad avere. Distanza per meglio vedere, allontanarsi dunque dalla concretezza misera delle parole di tutti i giorni, per restituirci la drammaticità dei corpi e delle menti, passando dall’emozione alla ragione.
( Barbara Gabotto )

IL LIBRO (CORRIERE DELLA SERA, 1 -11-2010)
«Io e l' altra», parola di donna
Chi sono le donne che ogni giorno vengono violentate, assassinate, stuprate e i cui corpi ci
giungono contorti, macchiati, spezzati? Chi sono queste donne non amate per ciò che sono
come persone, ma brutalmente desiderate come carne? Cosa hanno provato durante il
massacro della loro identità? Erano intelligenti, sensibili, colte? Erano donne semplici e
sole? Come restituire loro dignità, forza, cuore, anima, affrontando i segni dei misfatti di cui
sono state vittime e con quali codici narrare le loro sventure? Il teatro e la poesia possono,
in poche righe, raccontarci mondi interiori e psichici, restituirci la complessità di una
relazione o di un momento di vita e trasformare un atto banale in narrazione dai contenuti
universali. Quando il teatro e la poesia riescono a divenire, nella loro sintesi, voce delle voci,
voce di tutti, sguardo degli sguardi, l' arte ha raggiunto la sua finalità. «Io e l' altra», appena
uscito in libreria, è una raccolta di testi per il teatro: cinque testi che si ispirano a fatti di
cronaca. Sono scritti da altrettante autrici italiane di diversa provenienza geografica e
formazione letteraria, accomunate dallo stesso sforzo: denunciare le mille forme di violenza
alle donne, rendendole visibili, udibili, concrete. Le autrici sono Maria Grazia Calandrone,
Mariella De Santis, Clara Galante, Maria Inversi e Alina Rizzi. Il libro è pubblicato da Joker
(nella collana Panopticon di testi teatrali) con la prefazione di Paola Bertolone, che scrive:
«Se Arte è solo quella necessaria, allora qui siamo in presenza di Arte. L' urgenza sempre
come volontà di sopravvivere, come desiderio di vita, come diritto alla felicità». E. C.
RIPRODUZIONE RISERVATA
Caretto Ennio
Pagina 11
(1 novembre 2010) - Corriere della Sera

 

Da sinistra:

Alina Rizzi, Daniela Jannace,Sofia Orlando, Barbara Gabotto, Simona Biasetti, Mariella De Santis.

Daniela Jannace in NATASCHA E IL LUPO

Sofia Orlando è NATASCHA

Simona Biasetti in CON QUESTE MANI

(Foto di scena di Max Amati)

 
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