TESTIMONIANZE

Ecco la poesia di una donna che ha visitato l'esposizione della Coperta delle Donne.

 

Donne dalle Anime unite,

forse per gioco,

forse per comunicare.

 

O meglio per dire:

 

Ecco le nostre mani,

le nostre menti,

i nostri cuori uniti universalmente.

 

La coperta delle donne, parla di Voi

di Noi che non abbiamo partecipato al mosaico,

ma siamo qui ad ammirare il puzzle più bello e unico.

 

Dove parlano, in silenzio, le Mani delle donne.

 

Immagino le Vostre Mani:

scarne, rugose, tozze, sicure.

 

Mani giovani e non

che si muovono abilmente:

per un gesto comunicativo

che con una gestualità che racchiude tutto l’amore

e il valore dell’essere Donna

 

Grazie per il dono che parla al mondo

 

Dolores Laidelli

 

 

Care Amiche e Artiste,

 

la coperta delle Donne ha avuto molti apprezzamenti, anche grazie alla partecipazione televisiva su RAI 3. Ho avuto richieste da altre donne che intendono unirsi a questa grande iniziativa e mi fa molto piacere, ma desidero chiedervi una cosa: poichè ogni volta che faccio una mostra, mi sposto, allestisco, organizzo, invito, fotografo, stampo, lavoro molto ma senza alcun ritorno economico, come potete ben immaginare, per continuare ho bisogno di un minimo di sostegno. Vi chiedo dunque di inviarmi un SECONDO QUADRATO DELLE COPERTA, per la mia collezione privata, sempre corredata dalla vostra firma, data e luogo di provenienza.

 

 

Poi, appena saranno pronte, di acquistare qualche nuova cartolina della Coperta delle Donne.

Mi aiutereste a portare avanti questo progetto che, altrimenti, temo si arenerà dopo il prossimo 8 marzo. E sarebbe davvero un grande spreco per tutte noi che ci abbiamo lavorato con passione. Grazie, attendo vostri commenti. alina 4-2-10

* * * * *

La coperta delle donne


Progetto artistico di Alina Rizzi

 

“La coperta delle donne”, è un progetto che nasce come stimolo alla fantasia delle donne, alla loro abilità più antica – il cucito e la manipolazione di lana, fili, tessuto -
e alla solidarietà. Solidarietà tra donne, che lavorano ad un progetto comune, per raccontare il loro mondo.
Una coperta, dunque, lavorata da tante mani femminili, che scaldi dentro e fuori, creando una rete invisibile ma autentica tra sconosciute di ogni luogo.
Un lavoro in progress, che non necessariamente si pone un punto d’arrivo, se non quello di perseguire uno scopo comune, artistico e visibile.

COME PARTECIPARE:
ogni partecipante è invitata a offrire un proprio lavoro su stoffa (a maglia, all’uncinetto o di cucito) delle dimensioni di cm 30 x 30. Il quadrato dovrà essere orlato così che non si sfilacci durante la cucitura a mano con gli altri pezzi. Se foderato, meglio ancora.
Non ci sono limitazioni alla fantasia di chi si esprime in questo patchwork ma la più ampia libertà di scelta di colori, stoffe, lavorazioni. Il tessuto può anche essere scritto, dipinto, incollato, ricamato. Semplicemente andrà cucita, sul retro del lavoro, una etichetta di stoffa con nome e cognome della creatrice e data e luogo di realizzazione.
I pezzi verranno via via assemblati dalla sottoscritta così da formare una coperta sempre più grande.
Non c'è termine per la consegna dei contributi artistici.

Informazioni:
per avere notizie e maggiori chiarimenti:
ALINA RIZZI
Tel. 031-3357008 ore serali
e. mail Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
Inviate i lavori al seguente indirizzo:
ALINA RIZZI – Via Trieste, 15 – 22030 Castelmarte (CO) - ITALIA
Nel sito www.segniesensi.it visitate la pagina COPERTA DELLE DONNE!

 

 

ALCUNI PARTICOLARI DELLA COPERTA

E I COMMENTI DELLE AUTRICI:

 

Alina Rizzi

 

La Coperta delle Donne, progetto artistico esposto per la prima volta nell’ambito del festival Parolaio, alla Galleria Tessitura (Viale Roosevelt 2/A, Como) dal 26 agosto al 6 settembre 2008, è un’idea che coltivo da anni. Precisamente da quando lessi il libro di Laura Esquivel “Dolce come il cioccolato”. Il libro tratta una storia d’amore che neppure ricordo più, ma ciò che mi rimase in mente a lungo fu quella lunghissima coperta colorata che la protagonista del romanzo lavorava a maglia in ogni momento libero della sua vita e che quindi si trascinò dietro per anni, fino alla vecchiaia e fino a farla diventare decisamante un’opera “monumentale”.

Poiché, lo confesso, io non ho nè tempo nè energie per affrontare un lavoro simile da sola, ho pensato allora di farmi aiutare da altre donne e artiste, che avessero voglia di contribuire a costruire un lavoro grande, colorato e pieno di pensieri, sensazioni, stati d’animo. Un lavoro che rappresentasse la femminilità attraverso un’abilità antica come la manipolazioni di fili e tessuti, ma fosse anche in grado di dare voce e visibilità ad abilità ben più evidenti: come quella di trasmettere a tanta gente un proprio pensiero. Perchè la Coperta delle Donne è questo, se andrete a vederla:

un ricettacolo di messaggi ricamati, scritti, dipinti, inventati. Ma dietro cui c’è sempre un’idea, che riguarda il mondo delle donne nella sua quotidiana modernità. Un mondo che ha tante cose da dire.

Hanno partecipato alla coperta quasi 170 donne, la maggior parte Artiste, anche internazionali, e personalmente ho cucito a mano i 170 pezzi che la compongono, incurante della fatica pratica e oggettiva poiché mi riportava il senso di un antico, forse oggi “virtuale” , stare insieme nonostante la distanza logistica da tutte queste donne.

E poiché mi sembrava giusto che un lavoro tanto bello e importante coinvolgesse donne ancora più lontane e meno fortunate ho contattato il comitato CISDA, cioè il Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane, nella speranza che attraverso la coperta si possa affrontare anche questa diversa realtà femminile e raccogliere fondi e donazioni, perché in Afghanistan vengano aperte altre scuole di alfabetizzazione e possano nascere nuovi pensieri.

(due contributi di Alina Rizzi)

MAIMUNA E LA COPERTA


Ieri sera verso la una di notte ho finito il mio quadrato per la Coperta delle Donne. Che piacere era farlo! Grazie. Mi sono ricordata quando nel deserto la sera alla luce di una lampada al kerosene con attorno migliaia di piccoli insetti attirati dalla luce mia Mamma tirava fuori una grossa borsa chiamata "the rag bag" ossia la borsa dei stracci. Questa borsa ci accompagnava in tutti gli spostamenti che mio padre giudice subiva ogni 18 mesi o 2 anni. Era l'incubo della mia mamma perchè mio Padre collezionava di tutto: sopratutto le antichità; le porcellane cinesi e giapponesi, le armi antiche, mobili, sculture, i ricami antichi dei nomadi della nostra provincia. Tutte queste cose preziose andavano impacchettate con cura in un grosso baule rosso che conteneva anche il rag-bag e assieme ai 2 pianoforti della mia nonna hanno attraversato le dune, le sabbie, le stradine del deserto. Grazie a queste follie di mio padre e al suo striminzito stipendio, noi avevamo solo i vestiti e le scarpe che erano assolutamente necessari. Il lusso, gli extra erano parole sconosciute a casa. Di conseguenza ogni cosa era riciclata, specialmente i vestiti e la biancheria di casa. La rag-bag ci ha accompagnato finchè ho lasciato il mio paese per andare a studiare dalla mia nonna in Inghilterra. Ogni sera, senza radio né TV, né luce elettrica, né acqua corrente ci vedevamo con le zie, le cugine, gli amici in visita ( rare per il caldo insopportabile, le zanzare), spesso anche soli, a cucire le nostre coperte, cucendo insieme quadratini piccoli di stoffa rimasti da ogni tipo di avventura domestica. Nel deserto la malaria è comune e mio fratello ed io ne eravamo vittime. La febbre altissima era accompagnata da brividi e soprattutto da incubi ricorrenti. Ci coprivamo con queste nostre coperte ("rasai" nella nostra antica lingua Sindhi), una montagna sopra di noi e ricordo ancora dopo tanti anni riconoscere la provenienza dei piccoli quadrati cuciti insieme, come un'ancora a cui aggrapparmi e rassicurarmi durante quegli incubi tremendi. Oppure sotto le nostre zanzariere dei letti sotto il cielo stellato del deserto, le mie sorelle e io aggrappati l'una all'altra sotto i "rasai", ascoltando i guardiani della notte. Perchè la notte nel deserto fa molto freddo. Che voglia di tornare! Il mio quadrato è preso dal mio rag-bag che, come puoi immaginare è molto ricco di ogni tipo di stoffa riportata anche dalle mie visite al nostro santo di Pakistan. Ho scelto questo pezzo liso, consumato da una vecchia giacca del pigiama di mio marito, Alberto, chiamato Bertie, il nome ricamato ricamato sul quadrato. La fragilità, la resistenza della stoffa simbolizza la nostra lunga convivenza, il matrimonio sopravissuto, la tasca recipiente delle tante esperienze insieme, il rammendo e ricamo del mio lavoro da donna che ricorda, racconta, ricicla e tiene insieme la coppia e la famiglia. Anche i bottoni raccontano la storia del pigiama: cambiati con quelli che erano in casa. Volutamente non ho usato la macchina da cucire per stare più a lungo possibile con questo quadrato che mi ha dato tantissimo piacere fare.

(Qui sotto il modulo 30 x 30 con cui Maimuna ha partecipato alla Coperta delle Donne )

ANNA AURENGHI

LA PASTA ROSSA (VEDOVANZA
)

Ad Anna piaceva la pasta "rossa".

Inutilmente i suoi mariti,

prima di morire,

cercavano di convincersi che

per il condimento sarebbe bastato

qualche pomodoro sugoso...



IRMA KENNAWAY

marzo a GOA – CALANGUTE 2009


Stavamo per terra a gambe incrociate, con la porta aperta sentivamo lo sciabordio del mare. Samagra (una amica dei seguaci del guru Osho) ci ospita. Lei è pittrice e mette tutti i colori immaginabili a nostra disposizione. Giochiamo con i pennelli, i colori ad acqua, il glitter e la colla, ascoltando la musica di Prem Joshua. E’ notte, siamo contente di rilassarci in questo modo. Dipingiamo l’Om, una brezza ci tiene fresche, è molto umido e caldo qui. Siamo scalze con vestiti coloratissimi, leggeri come noi. Ci piace lavorare in gruppo ed è proprio questo che per noi simbolizza la Coperta delle Donne: l’unione.

 


MONICA GALANTI

LONELINESS


ricerco il minimo comun denominatore

fogli di carta velina: sovrapposizione/sovraesposizione di fragilità resistente.

sul bianco/nel bianco tracciare un segno di filo bianco

come tracciare segni nelle neve

silenzi

una linea quasi a metà

perché tra me e la solitudine

nessuno ha vinto nessuno ha perso.

“I’ve played with loneliness

No one won

No one lost”

in tutto questo biancore del gioco tra me e la solitudine in basso a sinistra tre righe di caratteri neri le lettere trasferibili che tanto ci piaceva usare quando eravamo bambine

calcavi sulla lettera che magicamente appariva sul foglio

era una gioia

il senso soddisfatto di un pomeriggio trascorso a passeggiare tra le parole

già da bambine giocavamo felici in folgorante solitudine

come quando scende la neve

e nel bianco le “cose” bianche le vedi di più.



LA COPERTA DELLE DONNE/LA COUVERTURE DES FEMMES

di Viviane Ciampi

In primis

i fili

da

annodare

nelle zone del simbolico.

Punto

su

punto

ribattere.

E aghi e spilli qui nel palmo della mano

dove s’inventano le storie del fare, le leggende della tenacia.

Poi ricami e richiami. Concreti. Per niente retorici.

Con l’idea, però, di un tessuto robusto, intricato

e tutta una mappatura di cuori trafitti da piume che fanno starnutire:

noi non siamo imputabili di deviazioni nell’incoerenza.

Tra due chiacchiere, tra l’affanno mite che ti prende,

tra voci di cotone certe cose emanano:

mito cronaca tragedia e favola si confondono.

Così, parlando parlando,

cucendo, un po’ schizofreniche viaggiamo

sogniamo sorelle che transitano nel deserto

e sciamane con braccia levate al cielo quando sono inquiete.

I nomi fanno ben sperare: Alina la Dolce

o Carmen la Rugiada, Anna dalle Lunghe Mani,

Mireille des Beaux Jours, Aurélie la Blonde

qui vient coudre l’amour les jours de l’orage.

Et leurs mains travaillent et leurs mains tricotent

ça rigole ça chante ça prend des voix d’enfants

tandis que leurs langues longuement se délient

leurs yeux lisent dans l’âme de l’autre

elles se comprennent (bien au-delà du fait de se connaître).

Une couverture ça chauffe ça tamponne le sang

ça couvre les vivants ça devient linceul qui cache les morts.

Quelquefois ça vous donne une idée de partage. Oui, de partage.

Il pensiero potrebbe cadere sui punti giusti.

Identificare le vie le trame.

Si potrebbe tessere ad esempio una coperta anti-violenza,

una trapunta della sorellanza, un plaid d’ironia

contro le innocenti divisioni del passato.

Con poco, con niente.

Con la forfora della stupidità.

Con i fili di mansuetudine della terra.

E magari tutto diventerebbe chiaro.


Evelina Schatz

Ancora una volta dell’arte femminile

Penelope
l’inganno

dolore

noia
telaio

silenziosa musica

il giorno e la notte

pazienza

l’attesa

ostinazione

armatura

viaggio

Evelina Schatz

Ancora una volta dell’arte femminile

Penelope
l’inganno

dolore

noia
telaio

silenziosa musica

il giorno e la notte

pazienza

l’attesa

ostinazione

armatura

viaggio

Ecco i temi della tessitura. D’altronde, anche il dolore per diventare creativo deve farsi noia, diceva Cesare Pavese. Gli fa ecco Ellias Canetti: appresi allora fino a qual punto l’ostinazione può diventare creativa quando si allea con la pazienza.

L’universo tessile è, nel mondo greco e nella cultura occidentale (e curiosamente solo in quello), una prerogativa femminile. (Valeria Andò – L’ape che tesse). La figura scura e seminuda di Gandhi… accoccolato a filare il suo cotone: come un ragno, sarebbe stata improponibile nella cultura di derivazione classica greco-latina e ebraico-cristiana”. (Adriano Sofri Il nodo e il chiodo). Se per i greci tessere e filare era considerato un lavoro indegno all’uomo era diverso altrove. Erodoto riporta casi di viaggiatori in Egitto che trovavano là il mondo alla rovescia, con gli uomini che tessevano e le donne che andavano al mercato.

Per gli ebrei prima, e per i cristiani dopo, una donna efficiente è quella che:


si interessa della lana e del lino
sta sempre occupata con le mani…
le sue mani le mette alla conocchia
le dita sue si occupano del fuso…

Proverbi di Salomone

In Grecia una corona annuncia la nascita di un maschio, una manciata di lana – di una femmina.
Se è vero che il mito è un’enciclopedia, quello di Penelope è il capitolo sulla tessitura. Le donne stanno al telaio come gli uomini alla guerra. “La navette est à la tisserande ce que la lance est au guerrier” (Papadopoulou-Belmehdi). Gli opposti sono gli elementi più interessanti di questo mito. “Le popolazioni primitive, e anche le civiltà classiche, hanno elaborato accurate tabelle dei principi dualistici che dominano la vita umana sulla terra… la tabella dei Pitagorici elencava così i principali: finito-infinito; dispari-pari; unità-pluralità; destra-sinistra; maschio-femmina; quieto-mosso; retto-curvo; luce-oscurità; buono-cattivo.


Queste coppie di opposti si comportano in maniera singolare. Così la destra, il sesso maschile, la luce, il bene, la forza, la vita stanno da una parte; la sinistra, il sesso femminile, il buio, il male, la debolezza, la morte.

La nostra risposta?... trasformando la tela in un’operazione della mente.

Quindi dell’arte.

Mente – caccia – tessitura, sono elementi legati da un forte legame di parentela che il ragno, per sua natura, riassume dentro di sé perché tessendo ordisce la sua astuta caccia. Come dice Democrito, la tessitura è un’arte appresa proprio imitando il ragno e gli uomini sono suoi discepoli. La caccia del ragno è scuola d’arte e d’architettura, ma anche scuola per la condotta in battaglia di Atena (tessitrice anch’essa), “non è selvaggia impetuosità ma un qualche cosa di coltivato con raffinatezza, è danza, tattica, abnegazione” Atena sostituisce la lancia al filo, ma alla forza – strategia.

Ecco, Arianna, figlia di Monosse e quindi sorella, per via di madre, di Minotauro. Fu grazie all'innamorata fanciulla che l'eroe poté uscire dal labirinto dipanando verso l'uscita un gomitolo di filo d’Arianna

E infine – Vello d'oro. Alla ricerca di questo favoloso manto d'oro si avventurarono gli Argonauti. All'impresa partecipò anche l’infelice Orfeo. Calmava il suo canto i flutti del mare in tempesta, aiutava gli Argonauti di non cadere preda delle malìe di Sirene che saranno anche le tentatrici di Ulisse e dei suoi uomini nell'Odissea, chiamandoli negli abissi. Che altro non sono che Ventre. Lì si cella il Mistero dell’Universo. Ventre è Donna. Il filo d’Arianna ci riporta all’Itaca. La tela si fa, la tela si disfa. L’attesa delle stagioni. Cicli della vita e della storia.

150 artiste della Coperta delle donne, ideata da Alina Rizzi, sono Penelope o Atena, Arianna o Pandora, con un linguaggio suggestivo, che attinge alle antiche storie narrate attorno al fuoco e nelle odissee degli argonauti, hanno creato un mare a quadretti tempestoso di colori. Quindi un tappeto volante.

Buon viaggio, care pellegrine. È ora.


Ascoltando il canto (testo collettivo) delle Madres de la Plaza de Mayo

Como una manta de retazos

… como una manta de retazos”,

dijimos un dia, “de ésas que cosìan

nuestras abuelas. Cada retazo nos dejaba imaginar

la historia de una vida diferente de las demàs.

Pero unido a los otros por ese arte de mujeres

nos servìa de abrigo y de memoria.

Esas mantas enserraban la historia

de toda una familia…

Come una coperta fatta di pezze

…come una coperta fatta di ritagli”,

abbiamo detto un giorno, “ di quelle che cucivano

le nostre nonne. Ogni pezza ci lasciava immaginare

la storia di una vita differente.

Ma unita alle altre per quell’arte di donne

ci serviva da riparo e da memoria.

Quelle coperte racchiudevano la storia

di tutta una famiglia

Quelle coperte racchiudevano la storia. Forse Odisseo era un disaparicidos originario? Per le donne gli uomini calati nel nulla lo sono sempre.

Così le donne tessono. E cantano.

 

(Evelina Schatz e Alina Rizzi alla presentazione Comasca del 2008)

 
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