Doris Lessing: Donne in cerca di

"IL DIARIO DI JANE SOMMERS"
Il diario di Jane Sommers racchiude le paure segrete e i dubbi di una donna di cinquant'anni, single, che lavora moltissimo e non ha mai tempo libero. Il timore più profondo, per esempio, quello della vecchiaia, della malattia e della dipendenza, si manifesta con una repulsione intensissima verso tutto ciò che è brutto, trascurato e sporco. E con una vera e propria mania per la cura del proprio aspetto fisico e dei propri abiti. Sarà una anziana vicina di casa, estranea e petulante, a metterla inaspettatamente di fronte alla realtà, alle proprie insicurezze; ma anche a farle scoprire il vero piacere di vivere, concretizzato in passeggiate che Jane non si è mai concessa e poi in tante attività sottratte alle ore di lavoro: chiacchierare con un'amica, scrivere, fantasticare sdraiata sul tappeto del soggiorno. E' un romanzo che mette in evidenza quanto è rischioso correre sempre avanti senza mai fermarsi a guardare indietro, evitando sistematicamente di rispondere ad una difficile domanda: "cosa voglio veramente?"

"SE GIOVENTU' SAPESSE"

Mi chiedo perché, per alcune donne intelligenti e colte, magari artiste, sia tanto difficile ammettere di aver bisogno di un amore "proprio come una qualunque sartina", per essere felici e appagate. Sembra che una tale ammissione sia svalutante. Eppure è evidente quanto assomigliare agli uomini ( a quelli che lavorano e corrono e impiegano ogni istante libero pur di non fermasi a pensare che la loro vita è vuota senza un altro essere da pensare e da amare) porti a una delusione. La protagonista del romanzo è una single convinta che, pur interessandosi agli uomini, vuole assolutamente evitare "i meschini problemi della vita quotidiana", come non si rendesse conto che, inevitabilmente, ogni esistenza è fatta anche di questi problemi, non fosse altro perché non si vive di solo spirito! Verso la fine del libro finalmente i protagonisti, la donna single e l'amante sposato, si concedono una giornata intera per stare insieme e scoprono, con sorpresa, che luoghi abituali ( e dunque meschini?) come pub, ristoranti, vie trafficate, diventano luoghi magici quando sono insieme. "Due come noi, fatti l'uno per l'altra, uniti come due mani giunte", dice lei. Ma di che unità sta parlando se il suo uomo continua a vivere con un'altra donna, una donna che dice di amare, insieme alla loro casa e ai loro figli? Una comunione vera non dovrebbe dare la forza di scegliere, e poi di affrontare anche la quotidianità e le "meschinerie" inevitabili? Ciò che resta, altrimenti, appare come semplice illusione, sogno, utopia; la sublimazione di un rapporto troppo leggero per riuscire a posare i piedi a terra. Il finale comunque vuole essere ottimistico: perso un grande amore si continua a vivere, conclude la protagonista ( ed è questo il miracolo dell'esistenza) e col tempo il dolore si assopisce, si riscoprono entusiasmi e si torna a progettare il futuro. Probabilmente in attesa del prossimo amore e, a questi livelli, azzardo io, della prossima delusione.

"UN MATRIMONIO PER BENE"

Annoiata dalle pagine di politica mi godo le ultime cento, impregnate di vita famigliare, di abitudini ipocrite e di ribellione verso un matrimonio di pura apparenza. La protagonista decide di lasciare marito e figlio per cercare la propria strada, senza sensi di colpa e senza ripensamenti. Sembrerebbe una scelta dura e coraggiosa, ma una frase ne lascia dubitare: "non ci illudiamo più che scapparcene di casa e andare per guadagnarci la vita come dattilografe faccia poi molta differenza. Perché ecco che la dattilografa si innamora dell'impiegato più giovane, e tutto ricomincia da capo". Ma è ovvio che la noia e la rabbia ricominciano! Probabilmente perché la libertà c'entra poco col vivere o non vivere con un uomo. La libertà bisogna sentirsela dentro per potersi muovere disinvoltamente anche tra le pareti domestiche, tra letti e fornelli. Temo che questo romanzo sia un po' datato: le donne del nuovo secolo hanno ormai compreso che non è la solitudine a renderle libere.

"RACCONTI LONDINESI"

Amo la Lessing quando si occupa di rapporti interpersonali, di tutti i silenzi e i non detto che uniscono o allontanano le persone. Lì lei è maestra. Lì mi godo ogni riga, ogni pagina. Bellissimo il mosaico di vite qualunqui che si intrecciano su un vagone della metropolitana in "In difesa della metropolitana"; bellissimo il monologo telefonico di una donna che sfogandosi con un'amica (sempre silenziosa) le racconta il matrimonio del figlio con l'amante del padre, nel racconto "Qual è il prezzo della verità?" In "persone civili" torna il problema di chi vede troppo (cioè di chi non si rifiuta di guardare in faccia la realtà quando è dolorosa) affrontato anche dalla Bachman in un bel racconto intitolato "Occhi felici".

"L'ALTRA DONNA"
riunisce tre lunghi racconti densi di sensazioni e pensieri. Tre storie di donne, lucide e intense, che sanno fare scelte importanti, che sanno uscire dagli schemi del ruolo toccatogli. Perché si può essere donne in tanti modi, ma soprattutto si può scegliere di essere donne.

"IL TACCUINO D'ORO"

Uno zibaldone, un caleidoscopio di immagini, dubbi e soluzioni. Tutti i temi cari alla Lessino amalgamati in enormi taccuini (quello d'oro è soltanto uno dei quattro) che la protagonista del romanzo, la scrittrice Anna Wulf, compila meticolosamente nel tentativo di mettere ordine nella propria esistenza. La condizione femminile, la politica, il sesso, la società. E anche le fatiche e le difficoltà di una donna che vuole occuparsi del proprio talento. " Non posso scrivere quel racconto, come del resto nessun altro, perché nel momento in cui mi metto a scrivere, qualcuno entra nella mia stanza, guarda al di sopra della mia spalla e m'interrompe" dice Anna Wulf. E poi: " Sono qui nella mia stanza e dicono: Perché non fai qualcosa per noi invece di sprecare il tempo a scribacchiare?"
Un saggio in forma di romanzo, un'analisi lunga e meticolosa.

 
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