CANTI DI VENERE
Antologia di racconti erotici femminili


Barbara Alberti, Dacia Maraini, Milena Milani, Alina Rizzi, Grazia Verasani, Gaia De Beaumont, Ilaria Bernardini, Mariella De Santis, Gabriela Fantato, Anna Maria Farabbi, Paola Malavasi, Maria Vittoria Morokovski,Maria Pia Quintavalla, Anna Santoro, Evelina Schatz, sono le autrici di questa antologia di racconti erotici scritti da donne. Quindici autrici contemporanee si cimentano col racconto erotico, e per alcune di loro è la prima volta.
Poetesse, scrittrici, artiste ci offrono la loro moderna visione dell’erotismo femminile, dove sesso e sentimento, trasgressione e pensiero, piacere e curiosità si fondono in un appassionato canto che attinge tanto alla fantasia quanto all’esperienza personale di ognuna.
Seduzione, mistero, sensualità sono le parole chiave di questa raccolta di scritti dell’ immaginario erotico femminile.

Introduzione di Alina Rizzi

QUEL SOTTILE FILO ROSSO: DONNE TRA EROS E SCRITTURA

Egli si è innamorato pazzamente
di una donna diabolica,
canta sorella!
Else Lascker-Schuler
da „Ballata“ (Dalle montagne della terra aspra

Scrivere in rosso, ossia scrivere d’amore e passione, di fantasie erotiche e giochi trasgressivi, di curiosità sfrenate e di incontri proibiti.
Scrivere quindi libri erotici, anche detti: pornografici. Ma esiste forse una differenza tra i due generi? E, se esiste, quale potrebbe essere?
Si dovrebbe rispondere, come il grande Woody Allen, che la pornografia é l’erotismo degli altri e chiudere brillantemente il discorso. Pensandoci meglio, però, sento di poter condividere il parere di Dacia Maraini, estrapolato da una vecchia intervista, per la quale la pornografia sarebbe “la pretesa di separare il sesso dal sentimento facendone uno strumento autonomo di conoscenza e relazione.”
Diciamo allora che, se la pornografia può essere, a volte, un puro svago fine a se stesso, consumato il quale si può tornare alla propria vita senza residui emozionali, in campo letterario il libro pornografico è quello che ci permette di distrarci dai problemi e dai dubbi personali, coinvolgendoci quel tanto che basta per regalarci due ore di “libera uscita” dalle consuete abitudini sessuali. A rigor di logica, invece, un libro erotico dovrebbe non solo divertirci e intrigarci, ma anche suscitare fantasie e curiosità, suggerirci percorsi alternativi, farci dubitare delle nostre preferenze o scelte precedenti, prospettarci modi e luoghi più accattivanti. Insomma, dovrebbe risvegliare la nostra attenzione non distrarla, e quindi aprirci ad una conoscenza maggiore dell’argomento, che evidentemente non è il sesso, ma l’incontro intimo di due individui.
Può capitare dunque che uno scrittore o una scrittrice, nel tentativo di fare dell’erotismo, ottenga soltanto pornografia, oppure che volutamente decida di scrivere un libro di puro e disimpegnato intrattenimento. Perché indignarsi, come ancora troppo spesso accade? Si sono pubblicate e si pubblicano ancora tonnellate di libri d’amore che non hanno altro scopo che questo, lo stesso dicasi per certi voluminosi reportage d’avventura americani o per le infinite saghe storiche che piacciono agli inglesi. Qualcuno se ne lamenta? Non sembrerebbe. Eppure un’autrice, allorché decida di scrivere una “rilassante” storia pornografica, raramente è accolta con la stessa distaccata benevolenza.
Se vogliamo essere franchi, anche diversi racconti della famosa Anais Nin sono semplicemente pornografici: alcuni assomigliano ad un catalogo di peripezie sessuali poco probabili, altri si impegolano con la massima leggerezza in argomenti scottanti come l’incesto e la violenza carnale. Ciò nonostante Anais Nin viene considerata una scrittrice di racconti “erotici”. Un bluff? No davvero, ma più che nelle famose due raccolte “Uccellini” e “Il delta di Venere”, forse la forza dirompente della sua scrittura risiede nei diari personali, nelle pagine in cui descrive senza censure e tentennamenti la sua relazione intima con Henry Miller, dove diventa addirittura spudorata ammettendo le proprie sfrenate fantasie. Perché al di là di ciò che la Nin descrive dei loro incontri più intimi è proprio il desiderio minuziosamente analizzato, bruciante come una fiamma, incontenibile, quotidianamente rinnovato, che rende quelle pagine tanto spudorate.
Inutile negarlo: settant’anni fa come oggi, una donna che scrive come vuole fare l’amore è una donna scandalosa, addirittura una strega, come ancora ammetteva la poetessa americana Anne Sexton , trent’anni dopo la Nin:
“In giro sono andata, strega posseduta / ossessa ho abitato l’aria nera, padrona della notte;/ sognando malefici, ho fatto il mio mestiere / passando sulle case, luce dopo luce:/
solitaria e folle, con dodici dita./ Una donna così non è una donna./ Come lei io sono stata.”
Oppure, come ribadiva la scrittrice Erica Jong:
“E’ lei la donna che inseguo. / Ogni volta che entro in una stanza / lei c’è già stata-/
con capelli che odorano di leoni e tigri,/ con un abito più nero dell’inchiostro di seppia,/
con scarpe che guizzano come lucertole / sopra il grano ondeggiante del tappeto…
Non è vergine né madonna./ Le sue palpebre sono rosse./ Va a letto con tutti.”
Ma ci vuole un grande coraggio per scrivere qualcosa di simile, soprattutto quando fantasie e desideri intimi sono molto poco, come si dice oggi, “politicamente corretti”, e vanno disinvoltamente in ogni direzione, anche la più imprevista, come qualcuno dei racconti qui pubblicati lascia immaginare.
In realtà, e lo dimostrano ampiamente le scrittrici che con curiosità ed entusiasmo hanno partecipato a questa antologia, le donne sanno benissimo cosa vogliono quando si tratta di sesso, e se trovano il coraggio di esprimerlo – e non dimentichiamo che inevitabilmente il numero fa la forza - lo fanno senza mediazioni.
Ecco allora il proliferare di romanzi erotici e pornografici degli ultimi anni, accolti in collane specializzate che raccolgono sogni, fantasie e qualche volta – ma non è rilevante- esperienze autobiografiche vissute senza troppe inibizioni.
Si va quindi dall’apoteosi della “scopata senza cerniera” lanciata da Erica Jong con “Paura di volare” nel lontano 1973 ( un libro che Henry Miller definì “la controparte femminile di Tropico del Cancro” ) al recente “Vita sessuale di Catherine M.” di Catherine Millet, dove di tutto si tratta, purché strettamente correlato al sesso; dalle confessioni ad occhioni spalancati di aspiranti lolite del sud d’Italia, alle preziose e lascive quartine di poetesse affermate come Patrizia Valduga .
Insomma, libri diversi senz’altro, diversissimi, a volte molto sensuali a volte dichiaratamente pornografici, ma rigorosamente “al femminile”, e comunque accomunati da un impellente desiderio-bisogno di dire, e quindi di scrivere, qualcosa che da tempo non può più essere trattenuto, o peggio, censurato.


( Consultate anche il sito www.pizzonero.com)

 

CANTI DI VENERE a cura di Alina Rizzi (Pizzo Nero Borelli)
Intervento in occasione della presentazione a Milano, libreria Archivi del 900, il 16 luglio 2006.


L’antologia “Canti di Venere” nasce, come altri volumi simili, dalla mia personale passione per la scrittura femminile. Non a caso gestisco il sito www.segniesensi.it, dedicato a questo argomento, che si avvale della collaborazione di molte autrici. Da questa telematica fucina-laboratorio di scrittura nascono i progetti cartacei, come l’antologia poetica DONNE DI PAROLA edita da Travenbooks oppure quella di racconti erotici CANTI DI VENRE, edita da Pizzo Nero Borelli.
La particolarità di questo libro, se vogliamo, la sfida, consiste nell’aver interpellato autrici che solitamente di occupano di scrittura lontana dal genere proposto: dalla saggistica, alla poesia, alla biografia, all’arte, al noir, alla narrativa.
Ammetto di aver interpellato moltissime scrittrici tra le più note in Italia e che alcune di loro abbiano cortesemente e un po’ pudicamente declinato l’invito, non sentendo il tema nelle proprie corde. Altre autrici, invece, sono rimaste stupite dalla mia richiesta ma poi hanno risposto con entusiasmo. Si sono cimentate nel progetto col gusto appunto di una sfida, facendosene coinvolgere e, credo, divertendosi anche molto.
Nel gruppo dei racconti pubblicati posso dire di aver individuato due elementi sostanziali.
Il primo: l’ormai classica e famosa “scopata senza cerniera” tanto decantata da Erica Jong negli anni ’70, in pieno fermento femminista , dopo trent’anni, non è più così ambita. Forse perché diventata (fortunatamente) praticabile ha perso attrattiva? O piuttosto le donne sono cambiate in questi anni, ma in un senso diverso da quello che ci si sarebbe aspettati allora?
Voglio dire: avuta la possibilità di fare sesso liberamente e disinvoltamente, molte donne hanno scoperto di non essere interessante. Mi sembra possibile e questi racconti lo dimostrano.
Ogni autrice è partita da una storia per poi scivolare anche nel campo dell’intimità, ma nessuna è partita da un desiderio di trasgressione come mezzo e fine del racconto ( ciò invece accade, spesso, in altri libri detti di “genere”).
Credo che sia una rivelazione importante, che riguarda molte donne di oggi, per le quali il sesso è sì importante- anche quando è vissuto una tantum, per una sola notte- ma se nasce da un’attrattiva più personale e profonda, da un’intimità più specifica che riguarda prima i sensi e poi i corpi.
Il secondo punto, che mi sembra evidente in queste pagine, è che il limite tra pornografia ed erotismo è davvero sempre più labile e forse di inutile approccio. Insomma, perché ostinarsi a voler definire due categorie che in realtà possono soltanto distinguersi in ambito morale?
In proposito io amo molto la definizione del grande regista Woody Allen.
Allen dice: “La pornografia è l’erotismo degli altri.”
Come si può negarlo, soprattutto nell’istante in cui si è coinvolti in prima persona in una vicenda di passione e desiderio?
Si potrebbe anche aggiungere che forse, è pornografico tutto ciò che si ripete monotonamente tra i corpi, senza aggiungere e senza togliere, in una sequenza infinita di gesti sempre uguali e scontati, in cui l’altro/a non è che un mezzo per raggiungere uno scopo.
Al contrario, tutto ciò che, anche attraverso il sesso, porta conoscenza, scambio, curiosità, approfondimento, può dirsi sicuramente di tale importanza da uscire da ogni schematica definizione e costituire un linguaggio a sé: forse, semplicemente ma NON banalmente, quello dei sensi.

Alina Rizzi

 
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